Un applicazione sviluppata per Android di Pandora trasmette una serie di informazioni personali a terzi, almeno secondo un’analisi effettuata dalla società di sicurezza Vera Code. La società ha deciso di fare un seguire la notizia che Pandora, è oggetto di indagine da un gran giurì federale, ed ha scoperto che i dati di moltissimi utenti che utilizzavano i loro dispositivi venivano inviati ad aziende pubblicitarie.
Il Wall Street Journal ha rapidamente seguito la notizia riferendo che lo scopo dell’inchiesta è quella di accertare se i responsabili dello sviluppo dell’app ne erano o meno consapevoli. Uno sviluppatore iOS tra l’altro, Anthony Campiti, ha detto che anche lui ha una citazione in giudizio sulla sua applicazione, “Zucca Maker”, che pare invii informazioni riservate online.
Vera Code deciso di scavare in Android app store, per vedere esattamente quali tipi di dati possono essere trasmessi. Secondo l’analisi di Vera Code, l’applicazione di Pandora sembra essere collegata con cinque biblioteche separate di advertising online quali: AdMarvel, AdMob, comScore, Google.Ads e Medialets.
Pandora ha sostenuto che ha bisogno delle informazione dei suoi utenti per poter personalizzare il target della musica che si propone in modo da dare informazioni personalizzate per ogni utente. L’analisi di Vera Code analisi, tuttavia, mostra che Pandora non ha solo raccolto informazioni per se stessa, ma le ha soprattutto utilizzate per scopi pubblicitari. Se il gran giurì dovesse dimostrare che l’invio è stato celato, allora per la società si prospetterebbero tempi duri per ovvi motivi.
Fonte: Arstecnica
